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Tavolo del partenariato
Rinviata la verifica sui Grandi Progetti
Fumata "grigia" nella riunione di ieri
Amilcare Lodomini | 23/12/2009

Disco verde, ma non senza polemiche, su PIU Europa e integrazione Fesr - Fse. La necessità di certificare a Bruxelles la spesa del 2009 porta al rinvio degli argomenti "caldi". Se ne riparlerà il 12 gennaio.


Sono giorni cruciali per la certificazione della spesa dei fondi europei, e così la verifica sullo stato di avanzamento dei Grandi Progetti e del Parco Progetti dovrà aspettare ancora qualche settimana.

La presenza di Carlo Neri ieri mattina nella sala di palazzo Armieri è stata molto breve. Il responsabile del Por Fesr, impegnato con gli adempimenti necessari per trasmettere a Bruxelles l'avanzamento della spesa del 2009, ha chiesto al presidente De Biase e ai rappresentanti delle parti economiche e sociali di invertire l'ordine del giorno della riunione o, in alternativa, di rinviare ad altra data la relazione sui punti di propria competenza. Dopo una breve discussione si è deciso di fissare una nuova riunione per martedì 12 gennaio. In quella data, oltre allo stato della arte su Grandi Progetti e Parco Progetti, Carlo Neri illustrerà anche il nuovo manuale di gestione del Fesr, recentemente approvato dalla Giunta regionale.

Sfumata la discussione sui temi che avevano animato anche la polemica politica nei giorni scorsi, il Tavolo di partenariato ha preso in esame la proposta di Maria Adinolfi, dirigente della area urbanistica della Regione e responsabile dell'obiettivo operativo 6.1 del Fesr, relativa ad una procedura di integrazione delle risorse Fse con quelle del Fesr per supportare le città nel miglioramento dei processi di governance.

L'idea guida è quella di utilizzare i 10 mln di euro del Fondo sociale europeo che sono "agganciati" all'obiettivo operativo 6.1 del Por Fesr per rafforzare la capacità istituzionale delle città medie della Campania, accompagnandole nella definizione e nell'attuazione dei loro programmi di sviluppo urbano. Potranno beneficiare di queste risorse non solo le diciannove città con più di cinquantamila abitanti, coinvolte nel programma PIU Europa, ma anche i comuni con popolazione compresa tra quindicimila e cinquantamila abitanti. Le attività finanziabili riguarderanno l'orientamento e la formazione del personale interno, nonchè consulenze, tutoraggio ed accompagnamento  nell'azione di pianificazione e gestione di programmi complessi.

La proposta ha incontrato consensi, ma anche forti critiche. Alcuni degli intervenuti hanno fatto notare che, mentre il Piano territoriale regionale (Ptr) ha assunto il livello sovracomunale dei Sistemi territoriali di sviluppo come dimensione ottimale per la programmazione dello sviluppo locale e gli Accordi di Reciprocità hanno sposato pienamente questa indicazione, la procedura in questione rimette al centro i singoli comuni e non le loro aggregazioni.

La replica della responsabile dei PIU Europa è stata netta. In primo luogo Adinolfi ha fatto presente che i rilievi sul livello di integrazione e sulla dimensione territoriale andrebbero rivolti a chi ha la responsabilità della programmazione unitaria, e non certamente a chi ha il compito di attuare un obiettivo operativo del programma Fesr; a seguire ha evidenziato che la scelta di non limitare i beneficiari alle città destinatarie delle risorse dell'obiettivo operativo 6.1, ma invece di estenderli a tutte le città con più di quindicimla abitanti, risponde alla logica di diffondere il più possibile la cultura e le competenza necessarie ad affrontare processi di programmazione complessi ed articolati anche sul piano territoriale.

Meno accesa è stata, invece, la discussione sullo stato di attuazione dei PIU Europa, dove comunque i rappresentanti del partenariato regionale hanno denunciato la scarsa qualità della concertazione sviluppata nella fase di definizione dei programmi. "Troppo spesso i Sindaci hanno considerato la consultazione del partenariato locale come un mero adempimento formale" - hanno affermato gli intervenuti - "facendo venir meno gran parte delle potenzialità positive di un coivolgimento più consapevole e convinto delle parti sociali".